Ratei e risconti: quale scegliere e perché

Il principio di competenza chiede di attribuire costi e ricavi all'esercizio in cui maturano, non a quello in cui si pagano. Quando un'operazione è a cavallo del 31 dicembre, come un affitto annuo da novembre a ottobre o gli interessi di un semestre da settembre a febbraio, al momento della chiusura una parte appartiene a quest'anno e una all'anno successivo. Ratei e risconti sono le scritture che fanno questa divisione.

Per capire quale usare bastano due domande. È un costo o un ricavo? E il denaro si è già mosso o si muoverà dopo? Se è già stato pagato o incassato in anticipo, una parte dell'importo registrato è dell'anno prossimo e va rinviata: è un risconto, attivo se è un costo, passivo se è un ricavo. Se si pagherà o incasserà solo alla fine, una parte maturata quest'anno non è ancora stata registrata e va aggiunta: è un rateo, attivo se è un ricavo da incassare, passivo se è un costo da pagare.

Esempio: un affitto di 12.000 euro pagato il 1° novembre per un anno. Al 31 dicembre sono passati due mesi su dodici, quindi 2.000 euro sono costo di quest'anno e 10.000 dell'anno prossimo. Si scrive Risconti attivi a Fitti passivi per 10.000 euro, e il 1° gennaio si storna. A giorni effettivi il conto dà 61 giorni su 365 e un risconto di 9.994,52 euro: la differenza sta solo nel modo di contare il tempo.

Errori frequenti

  • Confondere attivo e passivo: il risconto su un costo è attivo, perché è un credito verso il futuro, non un debito. Chiedersi se l'azienda vanta un diritto o ha un obbligo al 31 dicembre toglie ogni dubbio.
  • Calcolare il rateo sulla parte sbagliata: il rateo è la quota di quest'anno, il risconto la quota degli anni successivi. Invertirle dà l'importo complementare.
  • Contare i giorni escludendo il primo o l'ultimo: il periodo dal 1° novembre al 31 dicembre comprende 61 giorni, entrambi gli estremi inclusi.

Domande frequenti

Qual è la differenza fra rateo e risconto?

Il risconto rinvia al futuro una parte di un importo già registrato, perché pagato o incassato in anticipo. Il rateo anticipa a quest'anno una parte di un importo che si registrerà solo alla scadenza, perché pagato o incassato posticipato.

Meglio calcolare a giorni effettivi o con l'anno commerciale?

A scuola e per periodi di mesi interi si usa spesso l'anno commerciale di 360 giorni, che dà cifre tonde. Nella pratica contabile si usano più spesso i giorni effettivi. La calcolatrice fa entrambi i conti: la differenza è di pochi euro.

Perché il risconto si storna all'inizio dell'anno successivo?

Perché il 1° gennaio la parte rinviata diventa costo o ricavo del nuovo esercizio. Lo storno la riporta nel conto economico dell'anno a cui appartiene e chiude il conto Risconti.

E il rateo, come si chiude?

Alla scadenza, quando si paga o si incassa l'intero importo: una parte chiude il conto Ratei, la parte restante è costo o ricavo del nuovo esercizio. Non serve uno storno separato.

Come funziona questo calcolo

Quota di quest'esercizio = importo × tempo dall'inizio del periodo alla chiusura ÷ durata del periodo. Quota successiva = importo − quota di quest'esercizio. Il rateo è la quota di quest'esercizio, il risconto la quota successiva. Il tempo si conta a giorni effettivi, estremi inclusi, oppure a giorni commerciali con mesi di 30 giorni: 360 × (differenza di anni) + 30 × (differenza di mesi) + (differenza di giorni, con il 31 contato come 30).