Quando si calcola il punto di pareggio

Il punto di pareggio, o break even point, è il volume di vendita in cui i ricavi coprono esattamente i costi: sotto quella soglia l'attività perde denaro, sopra comincia a produrre utile. Il calcolo divide i costi in due famiglie: i costi fissi, che si sostengono a prescindere da quanto si vende (affitto, stipendi, ammortamenti, assicurazioni, software), e i costi variabili, che crescono con ogni unità prodotta o venduta (materie prime, provvigioni, imballaggi, commissioni di incasso).

La differenza fra prezzo di vendita e costo variabile unitario è il margine di contribuzione: quanto ogni pezzo venduto lascia in cassa per coprire i costi fissi. Dividendo i costi fissi per questo margine si ottiene il numero di unità che azzera il risultato economico. È il calcolo alla base di ogni business plan, della decisione di lanciare un nuovo prodotto, della valutazione di uno sconto commerciale e del confronto fra produrre internamente e acquistare da terzi.

Il margine di sicurezza risponde alla domanda successiva: di quanto possono calare le vendite previste prima di tornare in perdita. Se il volume atteso supera il pareggio del 25%, l'attività regge una flessione di un quarto del fatturato; se lo supera del 3%, qualsiasi imprevisto la porta sotto la linea di galleggiamento. È l'indicatore che rende leggibile il rischio di una struttura di costi molto rigida.

Esempio numerico: un laboratorio con 30.000 € di costi fissi annui vende un prodotto a 50 €, con un costo variabile di 20 €. Il margine di contribuzione è 50 − 20 = 30 € per unità, quindi il pareggio arriva a 30.000 / 30 = 1.000 unità, pari a 50.000 € di fatturato. Vendendone 1.300 l'utile è 30 × 1.300 − 30.000 = 9.000 €, con un margine di sicurezza di 300 unità, il 23,08% del volume atteso.

Errori comuni

  • Classificare come variabile un costo che nel breve periodo è fisso: uno stipendio non cambia con i pezzi venduti, quindi va fra i costi fissi anche se riguarda la produzione.
  • Mescolare periodi diversi: costi fissi annui e vendite mensili producono un punto di pareggio privo di significato.
  • Usare il prezzo di listino IVA inclusa: nel calcolo va il ricavo netto che resta all'azienda, l'IVA è solo un importo che transita.
  • Fermarsi al numero di unità senza guardare il margine di sicurezza: due attività possono avere lo stesso pareggio e rischi molto diversi.

Domande frequenti

Qual è la formula del punto di pareggio?

Q* = CF / (p − v), dove CF sono i costi fissi del periodo, p il prezzo di vendita unitario e v il costo variabile unitario. La differenza p − v è il margine di contribuzione unitario.

Come si calcola il punto di pareggio in fatturato?

Moltiplicando le unità di pareggio per il prezzo, oppure dividendo i costi fissi per il margine di contribuzione percentuale. Con costi fissi di 30.000 € e un margine del 60% il fatturato di pareggio è 30.000 / 0,60 = 50.000 €.

Come si include un utile obiettivo nel calcolo?

Si somma l'utile desiderato ai costi fissi: le unità da vendere diventano (CF + utile) / (p − v). Per ottenere 9.000 € di utile con margine di 30 € e costi fissi di 30.000 € servono 1.300 unità.

Cosa succede se il costo variabile supera il prezzo di vendita?

Ogni unità venduta aumenta la perdita e il punto di pareggio non esiste per nessun volume. L'unica strada è alzare il prezzo, ridurre il costo variabile o abbandonare il prodotto.

Il punto di pareggio vale anche per i servizi?

Sì. Al posto delle unità si usano ore fatturabili, abbonamenti attivi o clienti serviti: il costo variabile è quello sostenuto per erogare una singola unità di servizio.

Come funziona questo calcolo

Q* = CF / (p − v). CF sono i costi fissi del periodo, p il prezzo di vendita unitario e v il costo variabile unitario; p − v è il margine di contribuzione unitario e (p − v) / p il margine di contribuzione percentuale. Il fatturato di pareggio è Q* × p. Con un volume atteso Q, l'utile è (p − v) × Q − CF e il margine di sicurezza è (Q − Q*) / Q. Per un utile obiettivo U basta sostituire CF con CF + U.